LA TRANSIZIONE
Per anni ho pensato ad un'arte di relazione, cioè formata da più elementi in grado di dialogare tra loro, cosa che può accadere nell'ambito della scultura, della pittura ed anche della fotografia.
Ho sempre pensato che il senso di quelle relazioni dovesse manifestarsi nel vuoto che si veniva a formare tra
un oggetto e l'altro, tra un segno e l'altro: qualcosa che vivesse dell'una e dell'altra cosa, senza farne fondamentalmente parte, una assenza in grado
di interagire alla pari con una o più presenze, che fosse capace di raccordarle, come accade in fase di montaggio video, applicando quella funzione
che, in termine tecnico, si chiama transizione.
Si tratta di qualcosa di simile anche a quanto sosteneva Carmelo Bene, "esperto di calcio", quando esaltava la capacità del brasiliano Falcao, allora calciatore della Roma, di riuscire a fare gioco anche senza possesso di palla, andando, di volta in volta, ad occupare posizioni strategicamente adatte
a possibili aperture, occupando un vuoto che la sua presenza arricchiva di senso: in pratica, una assenza di pallone capace di dialogare alla pari
con il pallone stesso, in quanto presente in un punto di possibile dialogo strategico.
Da questo punto di vista, da molti anni a questa parte, realizzare installazioni ha permesso agli artisti infinite varianti (a cominciare dalle esili figurine
di Giacometti, messe in relazione tra loro per dare un senso al vuoto dello spazio occupato), e questo ha spostato il concetto dì opera tridimensionale
da quello di albero a quello di rizoma; la stessa cosa è avvenuta nell'ambito della pittura e, in parte, anche in quello della fotografia.
Tutto questo, però prevede che lo spettatore entri fisicamente nello spazio dato, e divenga, di volta in volta, il Falcao dell'arte, cioè sia in grado di individuare i punti dello spazio in cui il vuoto acquisisce senso di per sé, affinché ogni vuoto/senso, definito dai singoli artisti, possa essere percepito come tale, e in quanto tale possa mostrarsi altrettanto significante di un pieno/presenza, pur nella sua qualità di vuoto/assenza.
In questi casi, dunque, allo spettatore è riservato il movimento, il transito, la possibilità di far vivere l'opera da tanti punti di vista diversi, e questo
in un tempo che segna la durata della sua partecipazione all'opera.
In pratica, in questi casi, l'attraversamento dello spazio fisico dell'opera, fondamentale per la comprensione delle problematiche che esprime, segna
un tempo di transito che è comparabile a quello della durata della lettura di un libro, dell'ascolto di un brano musicale o della visione di un film,
solo che in questo caso la storia non è raccontata dall'autore dell'opera, ma da chi la fruisce.
Per un autore che per anni abbia operato in questo ambito, e con questi vari strumenti, passare alla realizzazione di video, o alla scrittura, significa ribaltare il criterio operativo: se prima il tempo dell'opera era dato, di volta in volta, dalla scelta del fruitore (più o meno sensibile, attento, o preparato,
e dalla sua capacità di far divenire racconto quel tipo di partecipazione all'opera, ora il tempo/durata e la "trama" del racconto deve definirli egli stesso
a priori, affinché il senso dell'opera che ha realizzato sia assimilabile tramite una transizione continuata, un attraversamento che dura quanto la lunghezza del video o il tempo di lettura del libro.
Questo, per forza di cose, significa cambiare mentalità: prima per dare il senso voluto all'opera bastava accostare istintivamente uno o più elementi, ora, invece, l'azione deve partire dal come e dal cosa dire, per esprimere, nel tempo, il senso
di una emozione fondamentalmente non capita, che si sviluppa e si dilata nella sua durata, alla ricerca delle sue ragioni (che l'autore non ha pienamente svelato nemmeno a se stesso), per dirsi, per cercarsi, per trovarsi.
Tramite questa modalità operativa si entra mentalmente
nel transito, nel senso da infondere, che deve essere espresso in modi e in tempi adeguati, per non sciupare e per non essere sciupati.
In questo passaggio l'artista si sposta dalla fissità spaziale alla transizione temporale, dall'oggetto creato, installato e mostrato, al divenire, costruito dalle parole e dalle immagini, dalla predominanza del sensoriale a quella del mentale, e dalla successione delle emozioni del ricordo alla capacità della mente di trattenere le essenze di ciò che si è incontrato nella sintesi
dei momenti di fruizione transitoria dell'opera.
BIOGRAFIA
Gianni Gori è nato a Cervia, dove vive e lavora, il 19 ottobre del 1944.
È stato allievo di Giò Pomodoro all'Accademia di Belle Arti di Ravenna, diplomandosi in Scultura nel 1974.
Nelle sue opere ha prevalentemente utilizzato materiali e oggetti eterogenei perché il suo interesse artistico si è concentrato sull’indagine delle relazioni spaziali e “di senso” che vengono a definirsi tra i vari elementi dell’opera in rapporto all’ambiente; negli ultimi anni ha realizzato video e installazioni impiegando strumenti video/fotografici.
Dal 1978 al 2009 è stato titolare della Cattedra di Scultura all’Accademia delle Belle Arti di Ravenna, della quale è stato anche Direttore dal 1988 al 1992.
Nel 2006, con la collaborazione dei Musei Comunali di Rimini, ha pubblicato per la SILVER BOOKS EDIZIONI il libro “L’artista e la sua ombra”:
“Una specie di diario, un mezzo per evidenziare i passaggi di un divenire che non conosce alcuna soluzione di continuità, ma solo lenti mutamenti
che trasformano ogni atto, ogni pensiero e ogni opera in una sorta di segnale di transizione: una pausa ragionata che unisce un gradino all’altro, rendendo palese, nel tempo, come il pensiero artistico si sia evoluto, staccandosi progressivamente dal peso della materia scultorea, in funzione
di altre scelte più mentali, espresse con l’impiego di strumenti più adatti a rappresentare la fluidità del divenire, a discapito della forma fissata nella materia.”
Della sua opera hanno scritto: G.M. Accame, D. Auregli, R. Barilli, G. Beringhieri, F. Caroli, C. Cerritelli, R. Daolio, V. Dehò, E. Di Mauro, G.Foschi, I.Fraternali, G. Guberti, F. Poli, C. Spadoni, M. Vescovo, G. Viroli.
MOSTRE COLLETTIVE
1976 "Proposte",Galleria BO 2Bologna testo di G.Guberti;"Cervia '76", Magazzino del Sale Cervia (Ra) a cura di G.M. Accame e G. Guberti.
1977 "Sdoppiata doppia" Magazzino del Sale Cervia (RA) a cura di G.Guberti.
1978 XIII Int: Maler-Wochen", Neue Galerie, Graz Austria a cura di W.Screiner; " Le designazioni del Senso" Pinacoteca Comunale, Ravenna
a cura di G.M.Accame.
1979 "LA section d'or o della restaurazione", Pinacoteca Comunale, Ravenna a cura di F.Caroli e G.Guberti; "Quattro questioni di linguaggio", Fondazione Michetti Francavilla a Mare (CH) a cura di E.Crispolti, G.Cortenova, G.Pedicini).
1980 "Un'area ostensiva" Landesmuseum Jovanneum, Graz Austria a cura di G.Guberti;"Fiat Lux" Palazzo Cuttica di Cassine, Alessandria
a cura di M.Vescovo; "Nuova Immagine", Triennale di Milano, Milano a cura di F.Caroli; Leopold Museum, Duren- Germania;"Arte e Critica"Galleria Nazionale D'Arte Moderna,Roma segnalato da G. M.Accame.
1985 "Anni 80", Pinacoteca Comunale, Ravenna (Rassegna d'arte contemporanea organizzata dalla Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna).
1990 "Interni d'artista", Convento di Monteciccardo, Monteciccardo (PS) a cura di A.B. Del Guercio.
1994 Ex Zoo Parco Michelotti,Torino
a cura di E. Di Mauro.
1995 Giardini di Piazza D'Armi, Torino a cura di E. Di Mauro e I. Mulatero.
1996 Trevi Flash Art Museum,Trevi (PG); Galleria Bianca Pilat, Milano.
1997 "Va' Pensiero. Arte Italiana"1984-'96", Torino a cura di E.Di Mauro e I.Mulatero;"Calce Plastica" A. G. Contemporanea, Gambettola (FO)
a cura di G.Gori.
1998 "A.sull'arte", ex Almagià, Ravenna a cura di G.Gori;
1998/99 "L'Arte oltre il Mestiere" III Edizione di "Incanto e Misteri dei Cortili di Cervia" Cortili del centro storico/Magazzini del Sale, Cervia (RA)
a cura di G.Gori.
2001 "Eclettiche rappresentazioni" Rocca di Ravaldino, (FO) a cura di E.Di Mauro.
2002 “Start”, Galleria 2M, Santarcangelo di Romagna.
2004 "Alcaline" Rocca di Montefiore Conca (RN) a cura di G.Gori; "Alcaline" Rocca di Ravaldino, a cura di G. Gori Forlì.
2007 “fuochi” Museo Civico di Foggia a cura di Guido Pensato e Maria Vinella Foggia; “IO-TU” Palazzo del Podestà
a cura di Annalisa Ciacci e Giorgio Barbieri Rimini.
2008 "turismi" Ex Villa Mussolini Riccione a cura di Gigliola Foschi.
2009 "in luogo pubblico" Galleria "A" Scarpellini Rimini a cura di Ilenia Fraternali.
MOSTRE PERSONALI
1975 Sala Mostre A.A di Sogg. Milano Marittima (RA) testo di G.Guberti.
1977 Centro D'arte Santelmo, Salò (BS); Galleria Ferrari, a cura di Giulio Guberti Verona.
1978 Galleria Pellegrino, Bologna;
Magazzino del Sale, Cervia (RA).
1980 Palazzo dell'Arenco, Musei Comunali di Rimini testo di C.Cerritelli; Galleria Pellegrino, Bologna.
1986 Magazzino del Sale, Cervia (RA), a cura di G.M. Accade e G. Guberti; Centro Culturale Polivalente, Forlimpopoli (FO) a cura di G. Viroli.
1987 Pinacoteca Comunale, S.M.delle Croci Ravenna testo di F. Poli.
1988 Oratorio di S.Sebastiano Forlì "G.Gori/S.Venturi", a cura di R. Daolio.
1989 "Silenziosa" Musei Civici, Modena.
1990 Musei Comunali, S.M.Ad Nives, Rimini a cura di D. Auregli Reggio Emilia;Galleria 2 emme Genova.
1991 Palazzo Sforza, Cotignola (RA)
a cura di G. Viroli.
1992 ex Pescheria, a cura di V. Coen Cesena; Galleria Balena testo di R. Daolio Rimini.
1993 Galleria Avida Dollars testo di R. Barilli Milano.
1995 Pinacoteca Comunale S.M. delle Croci, Ravenna;
1995 Galleria La Bottega, Ravenna.
1998 Magazzino del Sale testo di R.Barilli Cervia (RA).
2002 Musei Comunali, "Kammerspiel" a cura di V. Dehò. Rimini; Laboratorio Artivisive Culturale “Il bersaglio” Foggia.
2004 Centro Culturale Polivalente , Gall. Com. S.Croce "V.Dehò e i suoi ritratti" a cura di V. Dehò. Cattolica.
2006 Musei Comunali “La numero7” (con P.Delucca e A.Drago) Rimini).
BOOKS
"L'artista e la sua ombra" Silverbooks 2007 (dowload versione pdf)
